IL FATTORE TEMPO

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Mer, 09/02/2026 - 08:24
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Come adattare l’asset allocation in base all’orizzonte temporale di investimento

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Finita (quasi) l’estate, è tempo di tornare alle consuete occupazioni e preoccupazioni di tutto l’anno, e fra queste alla gestione del portafoglio. Il momento è quello giusto per rivedere, se non già fatto, la propria asset allocation, per verificare le assunzioni alla base delle scelte fatte in precedenza e per aggiornare la composizione dei propri investimenti.

Torniamo quindi a parlare di gestione di portafoglio, e gli abituali frequentatori di questo sito troveranno in questo editoriale indicazioni e suggerimenti già fatti in passato. Tuttavia, e non solo perché repetita iuvant, può essere utile rifare il punto della situazione e magari apportare quei cambiamenti che ci consentano di affrontare con tranquillità e razionalità la nuova stagione.

Premesso che qui ci occupiamo delle scelte di un investitore razionale, quindi ragionevolmente avverso al rischio e prudente, e non di trading, dobbiamo ricordare che ogni investitore deve innanzitutto conoscere la propria situazione in termini di patrimonio, reddito, programmi di spesa, tenore di vita e deve esplicitare gli obiettivi che si propone di conseguire con la gestione di portafoglio. La situazione di un pensionato con reddito elevato e patrimonio solido è ben diversa da quella di un lavoratore con famiglia a carico e un mutuo da pagare. Questo per dire che non esiste un’asset allocation valida per tutti, buona per tutte le stagioni, ma che ognuno si deve costruire la propria, e tenerla aggiornata costantemente.

.assets

Come abbiamo più volte ribadito, non ci sono investimenti migliori in senso assoluto (altrimenti la finanza non esisterebbe), ma una serie di opzioni all’interno della quale ciascuno si confeziona l’abito su misura adatto per sé. Se è in grado di farlo da solo tanto meglio, altrimenti meglio affidarsi ai consigli di un consulente, preferibilmente indipendente, al quale comunque non va delegata in toto la gestione, ma solo sottoposta la propria situazione per avere le indicazioni più appropriate. Non è possibile disinteressarsi del proprio portafoglio.

Cercando tuttavia di dare indicazioni generali, la prima distinzione che occorre fare è quella relativa all’orizzonte temporale di investimento, ovvero al periodo di tempo (1 anno, 3 anni, 5 anni, 10 o più anni) nel quale vogliamo raggiungere i nostri obiettivi. E l’altra è quella relativa al profilo di rischio, che possiamo semplificare individuando una soglia massima di perdita che possiamo ritenere sostenibile. Quanto più elevata è questa soglia, tanto maggiore può essere il rendimento atteso dal nostro portafoglio. Più si rischia, più possiamo guadagnare ma maggiore è anche la probabilità di incorrere in perdite.

Non esistono investimenti a rischio zero: anche tenere i soldi sotto il materasso comporta rischi (oltre a quello di subire furti o distruzione del materasso): la liquidità non produce reddito e l’inflazione, da sola, decurta il valore del nostro patrimonio.

Altro concetto da tenere presente è infatti l’impatto dell’inflazione attesa: se ad esempio ci attendiamo un’inflazione del 3%, un portafoglio con una performance del 5% ci darà un rendimento reale del solo 2%, e l’investimento in un conto di deposito remunerato al 2%, ad esempio, darà luogo ad una perdita reale dell’1%.

Sono evidentemente concetti elementari, ma di importanza basilare.

Vediamo dunque come possiamo orientarci nel rivedere l’asset allocation del nostro portafoglio, con tutte le premesse sopra ricordate. Per semplicità, limitiamoci a esaminare tre distinti orizzonti temporali: 1 anno, 5 anni, 10 anni.

Il concetto di base è che la categoria di investimenti maggiormente produttiva di reddito, specie nel lungo periodo, è il comparto azionario. È noto che un dollaro investito in azionario USA nel 1900 oggi varrebbe circa 3.500 dollari, con un rendimento medio annuo superiore al 6%; mentre un dollaro investito in quello stesso anno in Treasury Bond varrebbe oggi 7,5 dollari. Questo è vero tanto più oggi, che la borsa viene da un periodo di forte crescita dei prezzi.

.asset alla cieca

 

ORIZZONTE TEMPORALE DI 12 MESI

Se abbiamo un orizzonte temporale limitato, diciamo 1 anno, il rischio di avere un portafoglio concentrato in azioni è oggi molto alto, perché, dato proprio il livello raggiunto dalle valutazioni delle azioni, la probabilità di incorrere in un periodo di forti cali, se non di vero e proprio crollo, è molto alta. Per questo, in via generale è consigliabile investire in questa asset class non più del 15/20%, allocando il resto in strumenti monetari o in titoli obbligazionari a scadenza residua ravvicinata. Ad esempio, un BTP con scadenza 2029 assicura un rendimento intorno al 3%: non molto, ma abbastanza per compensare la perdita di valore causata dall’inflazione.

Quanto all’azionario, considerate le perplessità sui tecnologici e il rally delle borse USA, potrebbe essere opportuno privilegiare settori tradizionali e zone geografiche diverse, come Europa o paesi emergenti.

Una quota piccola ma significativa – non oltre il 5/10% - può infine essere investita in materie prime, innanzitutto oro.

Un portafoglio del genere può produrre un rendimento reale intorno a zero, pareggiando con la performance la svalutazione monetaria, e può contenere il rischio di perdita[1] intorno al 5%.

 

ORIZZONTE TEMPORALE DI 5 ANNI

Qui le cose si fanno più interessanti, perché nell’arco di un lustro le potenziali perdite - dovute alla necessità di dover liquidare il portafoglio azionario in un momento di mercato negativo – diventano meno probabili, potendosi riassorbire nel corso del tempo con le oscillazioni cicliche. Potremmo quindi portare il nostro comparto azionario al 50%, anche qui privilegiando Europa ed emergenti ma incrementando la quota destinata al mercato USA.

Il resto del portafoglio può essere ripartito fra obbligazioni a medio-lungo termine (30/35%, di cui fino ad un terzo ad alto rendimento, cosiddette high-yield[2]); materie prime (5/10%) e liquidità.

C’è anche spazio per quote frazionali di investimento in strumenti diversi, come fondi immobiliari, private equity[3], hedge funds[4] purché si resti su quantitativi limitati.

In questo caso potremmo avere performance reali annue attese fra l’1,5% e il 3% con rischio di perdita compreso fra il 10 e il 20%.

.rischio di perdita

ORIZZONTE TEMPORALE DI 10 ANNI

Se estendiamo l’orizzonte al decennio, la quota di azionario può ragionevolmente attestarsi all’80%, mantenendo diversificato il portafoglio fra aree geografiche e settori produttivi. Il lungo periodo consente di prevedere buone performance con rischi accettabili di perdita, perché come si diceva il comparto azionario è quello che a lungo termine produce maggior reddito.

Il resto può essere investito in obbligazioni (in questo caso preferibili quelle indicizzate all’inflazione[5]), e c’è spazio sia per quelle corporate[6] che per i bond governativi di paesi emergenti. Anche qui uno stake del 5/10% in materie prime (preziosi e petrolio) potrebbe utilmente essere preso in considerazione. Infine, una parte contenuta può essere tenuta liquida per le necessità correnti,  potendo contare in questo caso anche sui flussi cedolari della parte obbligazionaria.

Da un portafoglio del genere, è ragionevole attendersi rendimenti reali medi annui compresi fra il 2,5 e il 5%, con perdite attese anche qui fra il 10 e il 20%.

Per semplicità non abbiamo considerato, fra gli strumenti finanziari, le polizze assicurative: quelle a contenuto essenzialmente finanziario sono – dal punto di vista della nostra analisi – assimilabili agli investimenti obbligazionari o azionari  (a seconda della tipologia di polizza); quelle cosiddette “ramo I”, che offrono forme di garanzia rispetto alle potenziale perdite, hanno in genere durata superiore ai dieci anni.

SINTESI

Potremmo riepilogare quanto detto sopra nella seguente tabella di sintesi:

 

 

Orizzonte Temporale

Asset Class

Peso %

Rendimento Reale Atteso (annuo)

Rischio di Perdita

Note

1 anno

Azionario (Europa/Emergenti)

15-20%

~0%

~5%

Privilegiare settori tradizionali

 

Obbligazionario (breve termine)

70-75%

   

Es. BTP 2029 (~3% nominale)

 

Materie prime (oro)

5-10%

   

Copertura inflazione

 

 

 

 

 

 

5 anni

Azionario (Europa/USA/Emergenti)

50%

1,5%-3%

10-20%

Diversificare aree geografiche

 

Obbligazionario (medio-lungo)

30-35%

   

Fino a 1/3 in high-yield

 

Materie prime

5-10%

   

Oro, petrolio

 

Liquidità/Strumenti alternativi

5-10%

   

Private equity, hedge funds

 

 

 

 

 

 

10 anni

Azionario (globale)

80%

2,5%-5%

10-20%

Diversificare settori/aree

 

Obbligazionario (indicizzate)

10-15%

   

Corporate e governativi emergenti

 

Materie prime

5-10%

   

Preziosi, petrolio

 

Liquidità

5%

   

Per esigenze correnti

 

 

[1] Per rischio di perdita si intende l’oscillazione massima potenziale che il valore del portafoglio può registrare nell’arco di tutto il periodo in esame

[2] Le obbligazioni high yield (o junk bonds) sono titoli di debito societario con un rating creditizio inferiore al livello di investimento (sub-investment grade) che offrono interessi elevati per compensare il maggiore rischio di insolvenza.

[3] Il private equity (in italiano "capitale di rischio privato") è un investimento di medio-lungo termine in cui un fondo specializzato acquista quote di aziende non quotate in borsa per farle crescere e rivenderle con un profitto.

 

[4] Un hedge fund (noto in italiano come fondo speculativo o fondo hedge) è un fondo di investimento privato che usa strategie flessibili e non tradizionali per ottenere un rendimento positivo in qualsiasi condizione di mercato

[5] Le obbligazioni indicizzate all'inflazione sono titoli di debito che adeguano il capitale e le cedole in base all'aumento dei prezzi per proteggere il potere d'acquisto del risparmiatore

[6] Le obbligazioni corporate (o obbligazioni societarie) sono titoli di debito emessi da aziende private o banche per finanziare le proprie attività o investimenti