VACCINI, TUMORI E HANTAVIRUS: IL GIOCO SPORCO DELLA SALUTE GLOBALE
Da un’emergenza all’altra, sempre meglio farsi domande scomode

Da un’emergenza all’altra, la sensazione è sempre la stessa: ci stanno nascondendo qualcosa. E questa volta, con l’hantavirus che fa capolino tra le notizie di cronaca, il dubbio diventa insopprimibile: stiamo per assistere agli stessi errori del COVID? O peggio, stiamo per subire lo stesso trattamento di manipolazione selettiva dei dati, dove la scienza viene piegata agli interessi di chi decide cosa è "sicuro" e cosa no?
La narrazione ufficiale sul COVID è stata chiara fin dall’inizio: i vaccini sono sicuri, efficaci, salvavita. Gli effetti collaterali gravi? Rarissimi. Chi osava dubitare? Un irresponsabile, un no-vax, un complottista. Peccato che, a distanza di sei anni, i dati comincino a scricchiolare sotto il peso delle contraddizioni. E non parliamo di teorie del complotto, ma di domande legittime alle quali la scienza ufficiale fatica a rispondere con la stessa veemenza con cui ha spinto le vaccinazioni di massa.
Prendiamo i tumori. L’Associazione Italiana di Oncologia Medica ( https://www.aiom.it ) ci rassicura: in Italia, nel 2025, le diagnosi di cancro hanno superato le 362.100 unità, con una sopravvivenza a 5 anni che sfiora il 60%. Numeri che, in apparenza, non destano allarme. Ma basta scostare il velo delle statistiche ufficiali per notare qualcosa di scomodo: alcune segnalazioni aneddotiche (non confermate da studi peer-reviewed[1]) parlano di un aumento di diagnosi tumorali in paesi con alta copertura vaccinale. Tuttavia, nessuno studio scientifico ha dimostrato un legame causale tra vaccini e tumori. Al contrario, ricerche recenti su Cell (2026) collegano l’aumento dei tumori al polmone al Covid-19 grave (non ai vaccini), con un rischio del +24% in chi ha avuto polmonite severa[2]. Coincidenza? Forse. Ma quando le coincidenze si accumulano, diventano difficili da ignorare.

Alcuni ricercatori hanno poi ipotizzato (pur senza prove definitive) che l’mRNA dei vaccini potesse interagire con meccanismi cellulari, ma nessuno studio peer-reviewed ha confermato questa ipotesi. Anzi, ricerche su Nature (2025) mostrano che i vaccini a mRNA non modificano il DNA e non attivano oncogeni[3], quei geni che, se attivati, possono scatenare un tumore. Si tratta per ora solo di un campanello d’allarme che meriterebbe più attenzione di quanta ne abbia ricevuta. Invece, chi osava porre domande veniva bollato, emarginato, cancellato dal dibattito pubblico.
E poi ci sono gli interessi economici, quelli che nessuno vuole nominare apertamente. Durante la pandemia, le aziende farmaceutiche hanno fatturato cifre da capogiro: Pfizer ( https://www.pfizer.com ) ha registrato ricavi record con il vaccino Comirnaty, superando i 37 miliardi di dollari nel 2021 e mantenendo margini di profitto che sfiorano il 30%. Moderna ( https://investors.modernatx.com ), prima quasi sconosciuta, è diventata un colosso con un valore di mercato moltiplicato per 10 in due anni. E AstraZeneca ( https://www.astrazeneca.com ), nonostante i problemi iniziali con il vaccino Vaxzevria, ha chiuso contratti miliardari con governi di tutto il mondo. Ora, la domanda sorge spontanea: quanto di questa corsia preferenziale era dettata dalla scienza e quanto dagli interessi? Perché, mentre i cittadini erano invitati a fidarsi ciecamente, le aziende farmaceutiche godevano di immunità legale per eventuali effetti collaterali, grazie a clausole inserite nei contratti con i governi. Un dettaglio che, stranamente, non è mai finito in prima pagina.

E ora arriviamo all’hantavirus. Sette casi confermati, tre morti, una nave da crociera in quarantena. L’Europa si affanna a ripetere che il rischio è basso, che la trasmissione tra umani è rara, che non c’è da allarmarsi. Giusto, perché l’hantavirus non si diffonde con la stessa facilità del COVID. Ma allora perché, nel 2020, per un virus con una letalità dello 0,5-1% abbiamo chiuso tutto, mentre per un virus (hantavirus) che in Europa ha una letalità inferiore all’1% (fonte: ECDC), ci limitiamo a monitorare?
La risposta, si ha ragione di temere, è scomoda: non c’è (per ora) un business dietro l’hantavirus. Nessun vaccino da vendere, nessuna corsia preferenziale per le aziende farmaceutiche, nessuna scusa per imporre green pass o lockdown. Il COVID, invece, ha fatto la fortuna di Big Pharma. E ora si parla di effetti a lungo termine che nessuno ha ancora studiato a fondo. Chissà perché.
C’è poi il doppio standard nella comunicazione. Durante il COVID, ogni giorno sentivamo bollettini di guerra, curve dei contagi, allarmi su varianti sempre più pericolose. Con l’hantavirus, invece, silenzio totale. L’ECDC ( https://www.ecdc.europa.eu ) e l’OMS ( https://www.who.int ) si limitano a dire che il rischio è basso, che la trasmissione è rara, che non c’è da allarmarsi. Ma se domani scoprissimo che l’hantavirus si diffonde più di quanto si pensi, saremo pronti a reagire? O ci troveremo di nuovo a improvvisare, come nel 2020? E del resto, all’inizio, anche per il COVID l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), di certo non insensibile ai desiderata del Celeste Impero, dichiarò che non c’era da preoccuparsi e che si doveva evitare l’allarmismo.

E qui veniamo al punto dolente: la mancanza di trasparenza. Durante la pandemia, ci hanno detto che i vaccini erano sicuri al 100%, che gli effetti collaterali erano rarissimi, che chi dubitava era un irresponsabile. Oggi, invece, si ammette che alcuni effetti (come la miocardite nei giovani) sono più frequenti di quanto si pensasse[4]. E allora perché, quando si parla di tumori e vaccini, si continua a minimizzare? Perché i dati del VAERS ( https://vaers.hhs.gov/ )[5] vengono ignorati o liquidati come non significativi?
Difficile condividere la posizione dei no-vax, ma non si può accettare di essere trattati da creduloni. Abbiamo visto troppe contraddizioni, troppe mezze verità, troppe censure di studi scomodi. Il vaccino COVID ha salvato vite, questo è innegabile[6]. Ma a quale prezzo? E soprattutto, stiamo imparando dagli errori? O con l’hantavirus (e chissà quali altre emergenze) stiamo per ripetere lo stesso copione?

Se è vero che, sotto l’urgenza di trovare il vaccino, una serie di verifiche e test furono esclusi dal protocollo, quelle verifiche avrebbero ben potuto effettuarsi oggi, a anni di distanza, dato che si dice che alcuni effetti collaterali dei vaccini impiegano anni a manifestarsi.
La scienza dovrebbe essere aperta al dubbio, non ai dogmi e alla censura. E le istituzioni dovrebbero rispettare la nostra intelligenza, non trattarci come gregge da guidare. Perché se c’è una cosa che il COVID ci ha insegnato, è che quando la paura supera la ragione, le decisioni diventano pericolose.
Speriamo solo che, questa volta, non sia troppo tardi per accorgersene.
[1] Peer-reviewed: Termine che indica un articolo scientifico sottoposto a revisione paritaria. Prima della pubblicazione, lo studio viene valutato da altri esperti del settore per verificarne la qualità e l’attendibilità dei dati.
[2] SaluteLab - Riassunto studio *Cell* (2026) ( https://www.salutelab.it/covid-grave-rischio-tumore-polmone-studio-cell-2026/ )
[3] PharmaStar - Studio *Nature* 2025 ( https://www.pharmastar.it/news/tumori-polmonari-il-vaccino-anti-covid-a-mrna-raddoppia-la-sopravvivenza-nei-pazienti-in-immunoterapia-esmo25-48764
[4] CDC - Myocarditis and COVID-19 Vaccines ( https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/vaccines/safety/myocarditis.html)
[5] "Il VAERS è un sistema di segnalazione spontanea che raccoglie sospetti di effetti avversi, non prove di causalità. Come spiegato dall’FDA e dal CDC, “non può essere usato per dimostrare un legame tra vaccini e tumori, perché manca di controlli epidemiologici. Gli studi controllati (es. su The Lancet o JAMA) non hanno riscontrato un aumento di tumori legato ai vaccini anti-Covid."
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