In Italia, i dirigenti pubblici guadagnano fino a 300.000 euro l’anno, nonostante la legge abbia fissato un tetto di 240.000 euro. Bonus, indennità e società partecipate permettono di eludere ogni controllo, mentre la Corte costituzionale ha addirittura abolito il limite, ripristinando un tetto ancora più alto: 311.658 euro.
La buonuscita da 7,3 milioni richiesta dall’ex AD di Terna, Giuseppina Di Foggia, ha scatenato polemiche. Fino a che punto le retribuzioni dei top manager sono giustificate dal merito, e quando diventano solo un simbolo di privilegio? Numeri, regole e ipocrisie di un sistema che premia pochi, a discapito di molti.